Food & business · Vendere online · 14 min di lettura

Vendere cioccolato online: vinci il caldo e il regalo

Ciao, sono Matteo. Un cioccolatiere mi scrive a metà luglio, arrabbiato. Un cliente aveva ordinato una scatola di praline, il pacco era rimasto un giorno in un furgone rovente, e le praline erano arrivate fuse in un blocco unico. Rimborso, recensione storta, cliente perso. Il prodotto era ottimo. A tradirlo era stato il termometro. Ecco la prima verità del cioccolato online, quella che nessuna guida ti dice mentre ti spiega come fotografare le tavolette: il cioccolato ha due nemici che decidono i conti, e nessuno dei due è il concorrente. Il primo è il caldo, che scioglie il prodotto e chiude la logistica per quattro mesi l'anno. Il secondo è la stagione, che schiaccia mezzo fatturato su Natale, Pasqua e San Valentino e lascia il magazzino fermo per il resto dell'anno. Con il cacao ai massimi storici, chi vende a scaffale sul prezzo si trova stritolato. Ma c'è un lato del mercato dove il cioccolato regge il prezzo e il margine respira: il regalo confezionato e la vendita diretta premium. Questa guida ti porta lì.

La domanda di cioccolato regalo, mese per mese Ferma in estate. Esplode a dicembre. Il cioccolato online vive di stagioni. ricerche/mese feb apr giu ago set ott nov dic estate: ~200/mese ~2900 picco Natale Dati Ubersuggest, ricerche "cioccolato regalo" in Italia. Ordine di grandezza reale, non stima aziendale.
La curva di ricerca di "cioccolato regalo" in Italia. Da circa 200 ricerche al mese in estate a quasi 2.900 a dicembre, con picchi anche a Pasqua e San Valentino. Il cioccolato online non è un consumo costante: è un fuoco che si accende poche volte l'anno. Chi lo vende deve decidere se vivere solo di quei fuochi o accenderne di propri.

Vuoi i conti del tuo cioccolato, non la teoria?

Mando una mail ogni due settimane ai brand del food: margine, prezzo, stagione, canali di vendita. Spiegata come al banco, non come a un convegno.

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Aggiornato al4 luglio 2026
Tempo di lettura14 min
Matteo Coloru
Scritto daMatteo Coloru

Vendere cioccolato online: i due nemici che decidono i conti

In due righe: il cioccolato è un prodotto splendido con due vincoli fisici che comandano tutto. Si scioglie col caldo, quindi la logistica cambia faccia da giugno a settembre. E si vende a stagioni, con Natale, Pasqua e San Valentino che fanno la gran parte del giro. Il margine non sta nella tavoletta a scaffale, dove il cacao caro ti stritola. Sta nel regalo confezionato venduto diretto.

Chi cerca "vendere cioccolato online" trova le solite dieci guide che ti spiegano come aprire lo shop, fotografare le praline, scrivere le schede. Tutte ferme un passo prima della cosa vera. Il cioccolato non si vende come una tavoletta qualsiasi, perché ha una natura tutta sua che decide i conti prima ancora del marketing. Due vincoli fisici, concreti, che nessuna foto ben fatta cancella.

Il primo lo conosce chiunque abbia lasciato una tavoletta in auto d'estate: il cioccolato si scioglie. Sopra i 30 gradi diventa una macchia, e in Italia da giugno a settembre quei 30 gradi sono la norma. Questo trasforma la spedizione in una corsa contro il termometro per quattro mesi l'anno. Il secondo vincolo lo raccontano i dati di ricerca: il cioccolato è un regalo, e i regali seguono il calendario. La domanda si accende a Natale, a Pasqua, a San Valentino, e per il resto dell'anno resta un filo sottile.

Ci metto sopra un terzo elemento che aggrava entrambi: il cacao ha toccato quotazioni record attorno ai 12.000 dollari a tonnellata tra 2024 e 2025 (Business Intelligence Group, Pasqua 2026). La materia prima costa come mai prima. Chi vende sul prezzo, a scaffale, viene schiacciato tra un costo che sale e una grande distribuzione che tiene basso il listino. Chi vende sul valore, sul regalo, sul racconto, quel rincaro lo trasforma in una storia che regge il prezzo. Vediamo un nemico alla volta, e poi dove sta il guadagno.

Il caldo: la logistica che cambia faccia con la stagione

Metti a confronto il cioccolato con il caffè, l'altro grande prodotto secco del food. Il caffè è leggero, non deperibile, indifferente al clima: lo spedisci a gennaio o ad agosto senza cambiare nulla. Il cioccolato no. A ottobre è un prodotto da spedizione facile, leggero e stabile come il caffè. Ad agosto è merce fragile che richiede una catena del freddo leggera, e i conti cambiano di colpo.

Il cioccolato cede sopra i 25 gradi e si scioglie oltre i 30. Da giugno a settembre spedire vuol dire pack termico con gel refrigerante o ghiaccio secco, corriere espresso in 24 ore, consegne concentrate a inizio settimana per evitare il pacco fermo in magazzino nel weekend. La conservazione ideale resta 16-18 gradi, al riparo da luce e umidità. In frigo affiora la patina bianca del burro di cacao, un difetto estetico che su un regalo pesa quanto un difetto di gusto.

Questo ha una conseguenza diretta sui conti che quasi nessuno mette in preventivo: d'estate hai una seconda logistica, più cara. Una spedizione che d'inverno ti costa cinque-otto euro a collo, in piena estate arriva a dieci-quindici euro tra materiale termico e corriere espresso. Se il prezzo del prodotto è lo stesso di gennaio, quel margine se lo mangia il ghiaccio secco. La lettura per un produttore è netta: o metti il costo del freddo dentro al prezzo estivo, o alzi la soglia di spedizione gratuita, o scegli di fermare le spedizioni nei giorni bollenti e lo comunichi con onestà.

La Lente Matteo. Ho visto brand del cioccolato bravissimi con il prodotto e ingenui con il calendario di spedizione. Spedivano ad agosto con la logistica di gennaio, e a settembre contavano i rimborsi. La catena del freddo estiva non è un dettaglio operativo, è una voce di conto economico. Nel cioccolato, chi ignora il termometro sta regalando margine al corriere e recensioni negative alla concorrenza. Meglio vendere meno pacchi ad agosto, ma arrivare sempre integri.

C'è anche il lato buono di questa storia, e va detto: per otto mesi l'anno, da ottobre a maggio, il cioccolato è un prodotto da ecommerce comodissimo. Leggero, stabile, non fragile come il vino, non deperibile come il fresco. E quegli otto mesi coincidono proprio con le stagioni forti del regalo. La natura, per una volta, è dalla tua parte: il cioccolato vende quando fa freddo, cioè quando spedirlo costa poco. Il vero lavoro è gestire il ponte estivo senza perderci, e riempire i mesi vuoti.

La stagione: mezzo anno di fatturato in due mesi

Ora il secondo nemico, ed è quello che vedo sottovalutare di più. Guarda di nuovo la curva del grafico in cima alla pagina. Le ricerche di "cioccolato regalo" in Italia partono da circa 200 al mese d'estate e volano a quasi 2.900 a dicembre, con un picco anche a Pasqua e a San Valentino (dati Ubersuggest). Il cioccolato in generale segue la stessa onda: le ricerche di "cioccolato online" passano da 40 a luglio a 390 a novembre. Non è una curva morbida, è un interruttore.

Il fatturato del cioccolato online si concentra su poche settimane. Natale è il picco assoluto, Pasqua il secondo, San Valentino il terzo. In mezzo, mesi di magazzino quasi fermo. Questo ha due facce per un produttore: campagne fortissime da preparare con largo anticipo, e un enorme fatturato potenziale che dorme per gran parte dell'anno. Chi si accontenta di vivere di stagione lascia sul tavolo tutto il resto.

La destagionalizzazione è la leva di crescita più pulita che ha questo settore, ed è ancora quasi tutta da giocare. Il consumatore compra cioccolato a dicembre perché glielo ricorda il calendario, non perché lo vuole solo a dicembre. Il cioccolato piace tutto l'anno: manca l'occasione, non il desiderio. Costruire occasioni proprie è il modo di trasformare i mesi vuoti in fatturato nuovo. Qualche esempio concreto che funziona sul cioccolato:

  • L'abbonamento assaggi. Una selezione diversa ogni mese, spedita a casa. Il cioccolato è vario per origine, percentuale, tipo: c'è materia per dodici mesi di scoperta. Trasforma un acquisto stagionale in una piccola rendita mensile.
  • Il corporate gifting aziendale. Le aziende regalano ai clienti e ai dipendenti, e non solo a Natale: fiere, anniversari, welcome kit, chiusure di trimestre. È un canale B2B che vive fuori dalle ricorrenze del consumatore, con ordini più grandi e ricorrenti.
  • Le edizioni a tema fuori stagione. Un cioccolato dell'estate pensato per resistere, una linea per la festa della mamma, una collezione autunnale. Ogni occasione nuova è un motivo per comprare in un mese in cui il concorrente aspetta dicembre.

Ragionare sulla stagione a margine e non a fatturato lordo è lo stesso metodo che applico al food cost di un piatto. Se vuoi le fondamenta del calcolo, le ho messe nella guida al food cost e al margine, e c'è anche un calcolatore del margine dove metti i tuoi numeri e li vedi dal vivo.

Il cacao ai massimi, e chi paga davvero il rincaro

Un terzo elemento pesa su tutto il settore, e va guardato in faccia. Il cacao ha vissuto un rialzo storico: quotazioni record attorno ai 12.000 dollari a tonnellata tra 2024 e 2025, quando l'anno prima ne valeva un terzo (Business Intelligence Group, Pasqua 2026). Sul mercato dei dolci l'onda si vede: nocciole a +40% e cioccolato a +50% sui costi di produzione secondo l'Osservatorio Sigep. La materia prima del tuo prodotto costa come non era mai costata.

Qui la strada si biforca, e la biforcazione è tutta economica. A scaffale, in grande distribuzione, il rincaro del cacao è una brutta notizia secca: la catena spinge per tenere basso il prezzo al consumatore, il costo sale, e il produttore si trova il margine schiacciato da entrambi i lati. Sul diretto premium, invece, quel rincaro diventa parte del racconto. Chi paga il cioccolato buono vuole sapere perché costa: l'origine della fava, la percentuale, la tostatura, chi tempera. Il prezzo alto, spiegato, non allontana quel cliente. Lo convince.

La Lente Matteo. Il cacao caro è il grande separatore di questo mercato. Divide chi vende un peso a un prezzo, che ora fatica, da chi vende una storia a un cliente, che ora ha un argomento in più. Lo stesso rialzo di costo è una condanna sullo scaffale e una leva di posizionamento sul diretto. Se produci cioccolato con materia prima vera, il momento per raccontarlo e alzare il valore percepito è adesso, non a costi normalizzati.

Per i numeri completi del mercato dolciario italiano, canale per canale, con la forbice di prezzo tra artigianale e industriale, ho raccolto tutto nel report di mercato dei dolci da ricorrenza: è il quadro di settore da cui partono i ragionamenti di questa guida.

Il conto della scatola, smontato in euro

Andiamo ai numeri del singolo ordine, perché è lì che si vede dove il cioccolato guadagna e dove perde. Prendiamo una scatola regalo di praline artigianali venduta 30 euro, IVA inclusa, spedita. Confronto la stessa scatola d'inverno e d'estate, così si vede quanto pesa il caldo. E aggiungo, per contrasto, una tavoletta industriale a scaffale. Numeri d'esempio, per mostrare il metodo.

VoceScatola regalo, invernoScatola regalo, estate
Prezzo in vetrina (IVA inclusa)30,00 €30,00 €
Meno IVA 22% (scorporata)−5,41 €−5,41 €
Ricavo netto che incassi24,59 €24,59 €
Meno costo prodotto (cacao caro incluso)−8,50 €−8,50 €
Meno confezione regalo−3,00 €−3,00 €
Meno spedizione−6,00 €−13,00 €
Meno acquisizione cliente−4,00 €−4,00 €
Margine sull'ordine3,09 €−3,91 €

Numeri d'esempio per mostrare il metodo, non i conti di un cliente. Guarda la riga della spedizione: stessa scatola, stesso prezzo, ma d'estate il pack termico e il corriere espresso ribaltano il margine in perdita. È il cuore del vincolo caldo.

Tre cose saltano all'occhio. La prima: d'estate, a parità di prezzo, quella scatola va in perdita. Non per colpa del prodotto, ma della logistica fredda. Questo è il conto che dice a un produttore perché ad agosto conviene alzare il prezzo, alzare la soglia di spedizione gratuita, o fermarsi. La seconda: il cacao caro pesa nella riga del costo prodotto, e su una scatola premium regge, perché il cliente paga il valore. Su una tavoletta da tre euro a scaffale, lo stesso rincaro non ha dove nascondersi.

La terza, e la più importante: il margine del singolo ordine è sottile ovunque. Quei 3 euro d'inverno non fanno un business da soli. Il cioccolato online sta in piedi solo se ci costruisci sopra il valore del regalo, il ritorno del cliente, l'ordine più grande. È lo stesso ragionamento a margine, non a fatturato lordo, che vale per ogni categoria del food: se vuoi vederlo applicato all'insieme dei prodotti alimentari, l'ho scritto nella guida ombrello sul vendere prodotti alimentari online.

L'IVA sul cioccolato, il 22% che tutti dimenticano

Una riga di chiarezza fiscale, perché la domanda arriva sempre e la confusione gira: "quanto pago di IVA sul cioccolato?".

Il cioccolato sconta l'IVA al 22%. Tavolette, praline, cioccolatini, uova, tartufi e barrette a base di cacao, venduti confezionati per il consumo, applicano tutti l'aliquota ordinaria del 22%. Non c'è agevolazione come su alcuni alimenti di base. Per chi vende cioccolato online il numero è il 22%, punto.

Il motivo per cui lo segnalo è di metodo, non fiscale. Quel 22% lo incassi nel prezzo e lo giri allo Stato: non è tuo. Su una scatola da 30 euro sono oltre cinque euro che passano da te. Chi fissa il prezzo guardando il lordo in vetrina si accorge tardi che il conto reale parte da 24,59, non da 30. Con il cacao che spinge in alto il costo del prodotto, ragionare sul netto invece che sul lordo diventa la differenza tra un margine che c'è e uno solo apparente.

Dove vive il margine: il regalo confezionato

Adesso il cuore della guida, la cosa che i dati urlano e quasi nessuna pagina sul cioccolato ti dice. Il cioccolato online, prima di essere un dolce, è un regalo. E chi regala non ragiona come chi compra da mangiare.

Chi acquista un regalo non confronta l'euro al chilo. Cerca la scatola giusta, il gesto giusto, l'oggetto che fa bella figura. Vuole spedirlo direttamente a casa di chi lo riceve, con un messaggio, in una confezione che valga l'occasione. Su questo terreno la tavoletta sfusa non compete: compete la confezione regalo. Ed è lì che il margine respira, perché il valore percepito si sposta dal prodotto all'esperienza.

Nel regalo, la scatola vale più del cioccolato dentro. Non nel senso che il prodotto non conta, ma che il cliente paga il gesto completo: la presentazione, la spedizione all'indirizzo giusto, il biglietto, l'attesa di chi apre il pacco. Una selezione di praline in un astuccio curato, spedita per San Valentino con un messaggio, esce dalla guerra di prezzo ed entra nel valore affettivo. Lì il cacao caro non è un ostacolo: è la garanzia che il regalo è vero.

Questo cambia cosa metti in vetrina e come lo racconti. Il produttore che vende cioccolato online bene non espone barrette, espone occasioni: la scatola per lui, la selezione per lei, il pensiero per l'ufficio, l'uovo personalizzato per Pasqua. Ogni occasione è una confezione pensata, un prezzo che regge, un margine più pieno. La materia prima è la stessa; il modo di venderla decide se guadagni tre euro o quindici.

La Lente Matteo. Quando un cioccolatiere mi mostra lo shop e vedo solo tavolette elencate a peso, so già dov'è il buco. Sta vendendo cioccolato a chi vuole regalare emozione, e lo sta facendo come al banco della drogheria. Nel cioccolato online il prodotto lo fai tu, ma il margine lo fa la confezione. Costruisci il canale regalo prima di curare l'ennesima foto della tavoletta.

E si lega al vincolo della stagione: il regalo è esattamente ciò che si accende a Natale, Pasqua e San Valentino. Costruire un catalogo regalo forte vuol dire farsi trovare pronti quando la domanda esplode, con confezioni già fotografate, già pronte a partire, già spiegate. Chi arriva a novembre a improvvisare le scatole di Natale ha già perso metà della campagna.

Diretto premium contro scaffale, la scelta del canale

Arriva la scelta del canale, e nel cioccolato è la più decisiva di tutte, per via del cacao caro. Il mercato dei dolci è spaccato in due mondi lontanissimi, e i prezzi lo raccontano meglio di qualsiasi teoria: a scaffale un prodotto industriale viaggia a pochi euro al chilo, l'artigianale premium venduto diretto arriva a quaranta-settanta euro al chilo. Stesso nome sulla scatola, un abisso di prezzo. In mezzo non c'è quasi niente.

Lo scaffale della grande distribuzione

Muove volume, ti fa vedere da tanti. Ma ti mette accanto alla tavoletta industriale e pone al cliente una sola domanda: quanto costi. La catena decide il prezzo, trattiene la sua fetta, e con il cacao ai massimi il tuo margine si assottiglia a ogni anello. Il cliente resta della grande distribuzione, non tuo: non sai chi è, non gli riscrivi, non gli proponi il regalo di Pasqua. Sul prezzo secco, contro l'industria, la partita la perdi.

Il diretto premium

Il tuo sito, il tuo laboratorio, il tuo negozio. Qui vendi la ricetta, l'origine, il temperaggio, la storia della tua casa. Il prezzo regge fino a molte volte quello dello scaffale, perché il cliente paga il valore, non il peso. Il cacao caro diventa un argomento, il regalo diventa la tua forza, e il cliente è tuo: hai la mail, sai cosa ama, lo fai tornare per la ricorrenza dopo. È qui che vive il margine del cioccolato.

La sintesi non è "scaffale male, diretto bene". È più precisa: la grande distribuzione è brava a farti conoscere e far assaggiare, il diretto è dove trasformi chi ha assaggiato in un cliente che regala e torna. Chi cresce in questo mercato non abbandona per forza lo scaffale, ma smette di dipenderne per il prezzo e sposta peso verso il canale dove il margine resta a lui, per intero.

Portare il margine dal laboratorio al carrello, su più canali e con i numeri, è un lavoro di sistema: l'ho raccontato nella guida al marketing per l'ecommerce food. E se stai valutando a chi affidare il canale senza buttare budget, ne ho scritto nella guida su come scegliere chi ti gestisce il marketing del food.

Gli errori che ti mangiano il margine

Riassumo quelli che vedo ripetersi nei brand del cioccolato che vendono online. Ognuno costa margine vero, e quasi tutti nascono dall'ignorare i due nemici, il caldo e la stagione.

  • Spedire d'estate con la logistica d'inverno. È l'errore capitale. Pacco caldo, cioccolato fuso, rimborso, recensione storta. La catena del freddo estiva va nel prezzo o le spedizioni si fermano nei giorni bollenti. Il termometro è una voce di conto economico.
  • Vivere solo di Natale e Pasqua. Concentrare tutto sulle ricorrenze e lasciare il magazzino fermo per mesi. Chi non costruisce occasioni proprie fuori stagione lascia sul tavolo mezzo anno di fatturato potenziale.
  • Vendere tavolette sfuse a chi vuole regalare. Il cliente del cioccolato online cerca un gesto, non un peso. Senza un catalogo regalo forte, stai vendendo emozione con la logica della drogheria e comprimi il tuo margine.
  • Subire il cacao caro sul prezzo invece di raccontarlo. Sul diretto premium il rincaro è una storia che regge il prezzo: origine, percentuale, lavorazione. Chi lo tace e basta abbassa il valore percepito proprio quando dovrebbe alzarlo.
  • Ragionare sul prezzo lordo. Quei 30 euro in vetrina non sono tuoi: tolta l'IVA al 22% parti da 24,59. Con il costo prodotto che sale, chi fissa il prezzo sul lordo scopre tardi che il margine è più sottile di come sembrava.
  • Dipendere dallo scaffale per il prezzo. Contro la tavoletta industriale, sul prezzo secco, la partita è persa. Lo scaffale serve a farsi conoscere, il diretto a guadagnare. Chi confonde i due ruoli costruisce volume senza margine.

Nessuno di questi si risolve con lo shop più bello o la foto più curata della pralina. Si risolvono ricordando una cosa sola: nel cioccolato online non combatti il concorrente, gestisci il caldo e la stagione, e vendi un regalo, non un dolce. È lavoro di numeri e di sistema, ed è l'unico che si vede in fondo all'anno, dove conta.

Domande frequenti

Come si conserva e si spedisce il cioccolato in estate?

Il cioccolato cede sopra i 25 gradi e si scioglie oltre i 30, quindi da giugno a settembre la spedizione richiede una scelta netta. Chi vende cioccolato online in estate usa pacchi termici con gel refrigerante o ghiaccio secco, corriere espresso in 24 ore e consegne concentrate a inizio settimana per evitare il weekend in magazzino. Molti brand seri sospendono le spedizioni nei giorni più caldi. La conservazione ideale resta 16-18 gradi, lontano da luce e umidità: il frigo lascia la patina bianca del burro di cacao affiorato, un difetto estetico che allontana chi compra un regalo.

Quanto costa spedire il cioccolato online?

Dipende dalla stagione, ed è qui la differenza. Da ottobre a maggio il cioccolato è leggero e non deperibile, quindi una spedizione nazionale standard parte da circa cinque-otto euro a collo. Da giugno a settembre il conto cambia: pack termico, refrigerante e corriere espresso portano la spesa facilmente a dieci-quindici euro o più a pacco. Chi vende cioccolato online tutto l'anno ha due logistiche diverse, una fredda e una calda, e la seconda va messa dentro al prezzo estivo o coperta con una soglia di spedizione gratuita più alta.

Che IVA si applica vendendo cioccolato online?

Il cioccolato e i prodotti dolciari a base di cacao venduti confezionati per il consumo scontano in Italia l'IVA ordinaria al 22%. Non c'è aliquota agevolata come su altri alimenti di base: tavolette, praline, uova, tartufi e barrette applicano tutti il 22%. Per chi vende cioccolato online il riferimento è quindi il 22%, che incassi nel prezzo e giri allo Stato. Il tuo conto parte dal netto, non dal lordo in vetrina: su una scatola da 30 euro sono oltre cinque euro di IVA che passano da te e non ti restano.

Perché il cioccolato online si vende soprattutto a Natale e Pasqua?

Perché il cioccolato online è prima di tutto un regalo, e i regali seguono le ricorrenze. Le ricerche di cioccolato regalo salgono da circa 200 al mese in estate a quasi 2.900 a dicembre, con un secondo picco a Pasqua e uno a San Valentino. La domanda vera si concentra su pochi mesi, e questo per un produttore ha due facce: campagne fortissime da preparare mesi prima, e undici mesi di magazzino quasi fermo. Chi costruisce occasioni proprie fuori stagione, come abbonamenti e box mensili, trasforma quel vuoto in fatturato.

Quanto margine resta vendendo cioccolato online?

Cambia radicalmente col canale e con la confezione. Sul cioccolato artigianale il prezzo al chilo va dai 40 ai 70 euro, contro pochi euro della tavoletta industriale a scaffale, ma il margine reale dipende dal cacao caro (ai massimi storici), dalla logistica fredda d'estate e dai costi di confezione. Il numero che conta è il margine sul regalo confezionato venduto diretto, dove la scatola e la storia valgono più del prodotto. Chi vende cioccolato sfuso a scaffale compete sul prezzo e vede il margine assottigliarsi a ogni anello della catena.

Meglio vendere cioccolato online sul proprio sito o in grande distribuzione?

Sono due mestieri diversi. La grande distribuzione muove volume ma ti mette accanto alla tavoletta industriale e comprime il prezzo verso il basso, mentre il diretto (sito, laboratorio, negozio) ti fa vendere la ricetta, la storia e il regalo, tenendo il cliente e il margine. Con il cacao ai massimi, il produttore che dipende dallo scaffale per il prezzo perde ogni anno terreno. Il sito proprio serve a costruire il canale regalo e il consumatore che torna, la grande distribuzione a farsi conoscere. Chi cresce sposta peso verso il diretto senza per forza abbandonare lo scaffale.

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Se il tuo cioccolato è di quelli veri ma online il margine non torna, quasi mai la colpa è del prodotto: è che spedisci d'estate come d'inverno, vivi solo di Natale e vendi tavolette a chi vuole regalare emozione. Smonto il conto della tua scatola, ti dico dove lasci soldi sul tavolo tra caldo, stagione e canale, e come costruire il regalo e le occasioni che riempiono l'anno. Scrivimi su WhatsApp e partiamo dai tuoi numeri.

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