Food & business · Guida ombrello · 14 min di lettura

Vendere prodotti alimentari online: il sistema che fa tornare i conti

Ciao, sono Matteo. Un brand food era felice: l'ecommerce era arrivato a fare un terzo del fatturato in due anni. Poi abbiamo guardato il margine di quel terzo, e il sorriso è sparito: online guadagnavano meno che vendendo al negozio sotto casa. Non per colpa del marketing. Per colpa della spedizione, che si mangiava il guadagno un ordine alla volta. Vendere food online non è difficile. Farlo tornando i conti è un altro mestiere, e cambia da prodotto a prodotto. Questa è la guida ombrello: il sistema che vale per tutti, più il link alla guida giusta per la tua categoria.

Dal prezzo al margine, il sistema Ogni 100 € di vendita online. La spedizione è la fetta che cambia tutto. 35% 25% 20% 20% Costo prodotto la materia prima Spedizione cambia per categoria Fee e acquisizione marketplace o ads Margine quel che resta La spedizione è il blocco giallo: dal vino al formaggio, ogni categoria ha la sua. Le guide qui sotto la risolvono una per una. Online cresce il fatturato. Il margine lo decide la spedizione.
Numeri d'esempio per mostrare il sistema: il costo del prodotto e il margine restano simili tra categorie, la spedizione no. È lì che si vince o si perde.

Vuoi i conti del tuo food online, non la teoria?

Mando una mail ogni due settimane ai brand del food: margine, canali, spedizione, ricompra. Spiegata come al banco.

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Aggiornato al27 giugno 2026
Tempo di lettura14 min
Matteo Coloru
Scritto daMatteo Coloru

Il sistema vale per tutti, il P&L del prodotto

In due righe: per vendere food online senza perdere soldi, smonta un singolo ordine in euro: prezzo netto meno costo del prodotto, meno spedizione, meno fee o acquisizione, uguale margine. Quel margine, non il fatturato, è il numero che ti dice se l'ecommerce ti conviene.

Lo puoi chiamare vendere cibo online, ecommerce alimentare o canale diretto digitale, il nome cambia ma il problema no. C'è una cosa che accomuna un produttore di vino, un caseificio, una torrefazione e un apicoltore: quando vendono online, il fatturato è la parte facile. Quello che li frega è sempre lo stesso schema, e funziona così. Prendi un ordine, uno solo. Togli l'IVA per arrivare al ricavo vero. Togli quanto ti costa il prodotto. Togli la spedizione. Togli la fetta del marketplace o quanto hai speso in pubblicità per portare quel cliente. Quello che resta è il margine. Se è grasso, l'online è una macchina. Se è sottile o negativo, stai lavorando per il corriere.

Lo so che sembra banale detto così. Eppure la maggior parte dei brand food guarda il fatturato online e non il margine online, e scopre il problema mesi dopo, quando il conto in banca non torna. Il sistema per non sbagliare è uno solo: fai il P&L del prodotto prima di spingere sull'acceleratore. Lo stesso ragionamento a margine che, sui conti dell'intera azienda, ho spiegato nell'articolo sull'analisi di bilancio, e che puoi mettere subito in pratica sui tuoi prodotti con la calcolatrice del margine.

La guida per la tua categoria

Il sistema è uguale per tutti, ma la trappola del margine cambia da prodotto a prodotto. Il vino paga le fee dei marketplace specializzati, il formaggio paga la catena del freddo, la pasta paga la spedizione su un prodotto che vale poco. Per questo ho scritto una guida dedicata per ogni categoria, con i conti veri e le soluzioni specifiche. Trova la tua.

CategoriaIl nemico del margineGuida
VinoLe fee dei marketplace e la spedizione del fragileVendere vino online
OlioIl peso che fa salire il corriere, e la fiduciaVendere olio online
FormaggioLa catena del freddo, il caso più difficileVendere formaggio online
DolciLa stagionalità estrema e la fragilitàVendere dolci online
CaffèNessuno, è il migliore: punta sulla ricompraVendere caffè online
PastaIl basso valore: la spedizione costa più della merceVendere pasta online
MieleIl vasetto di vetro, pesante e fragileVendere miele online

Ogni guida fa il P&L del prodotto in euro e dà le soluzioni di categoria. Il metodo è lo stesso, i conti cambiano.

La spedizione è il vero nodo, e cambia per categoria

Se c'è una voce che decide la partita, è la spedizione. Nel food non è un dettaglio logistico: è la differenza tra un margine sano e uno bruciato. E ogni categoria ha il suo problema.

Il freddo (formaggio, freschi). La catena del freddo è la più cara di tutte: corriere espresso, packaging isotermico, gel pack o ghiaccio secco. Su un prodotto fresco la spedizione può costare quanto il prodotto. Si governa con ordine minimo alto, giorni di spedizione fissi e box pensati per reggere il viaggio.
Il peso (olio, miele). Vetro e latta pesano, e il corriere si paga al peso. Una bottiglia o un vasetto sono prodotti di valore medio con un costo di trasporto alto. La leva è il formato (più pezzi per spedizione) e il packaging anti-rottura.
Il basso valore (pasta). Un prodotto che costa pochi euro non regge una spedizione singola: il corriere costa più della merce. Qui l'unica via è alzare il valore del carrello, con box, bundle e ordine minimo.
La stagionalità (dolci). Non è la spedizione in sé, ma i picchi: a Natale e Pasqua tutto si concentra. Si gestisce con i preordini e con una linea secca che cammina tutto l'anno.
La regola universale: il modo più semplice per diluire il costo di spedizione è alzare il valore medio dell'ordine. Ordine minimo, box, abbonamento. Un carrello da 50 euro regge una spedizione che ne ammazzerebbe uno da 10.

Marketplace o sito proprio, scegli sul netto

L'altra grande domanda è dove vendere. E la risposta non si dà sul fatturato, si dà su quanto ti resta in tasca.

Il marketplace

Ti porta traffico dal giorno uno, ma trattiene una fetta importante su ogni ordine (spesso a doppia cifra) e non ti lascia il cliente: domani ricompra da loro, non da te. Ottimo per farti scoprire, pessimo per costruire una relazione.

Il sito proprio

Devi pagare tu per portare traffico (le ads), ma ti tieni il margine, i dati e il cliente. È più lento a partire, ma è l'unico posto dove costruisci la ricompra, che nel food è dove si guadagna davvero.

La risposta quasi sempre giusta è usarli insieme: il marketplace come vetrina che ti fa scoprire, il sito proprio come casa dove far tornare il cliente. Sul tema l'ho approfondito nella guida al marketing ecommerce per il food.

La ricompra è dove vive il margine

Ecco il punto che separa chi nel food online guadagna da chi gira soldi. Il primo ordine di un cliente nuovo, dopo che hai pagato la pubblicità per conquistarlo, spesso va in pari o quasi. Il margine vero arriva dalla seconda volta, e dalla terza. Per questo nel food la retention batte l'acquisizione: il cibo buono si ricompra, se glielo ricordi.

Email, un buon flusso post-acquisto, l'abbonamento dove il prodotto si consuma e si riordina (il caffè è il re di questa logica). Sono questi a fare il margine, non l'ennesima campagna per trovare un cliente nuovo che compra una volta e sparisce. E si misura sempre a margine: quanto resta dopo la pubblicità (il POAS), non il fatturato lordo che la pubblicità genera (il ROAS). La differenza tra i due l'ho smontata nell'articolo sul POAS.

Come partire bene

Mettendo in fila tutto, il sistema per vendere food online senza bruciare il margine sta in cinque mosse, valide per qualunque prodotto.

1
Fai il P&L del prodotto. Prima di tutto, smonta un ordine in euro. Se il margine non c'è sulla carta, non ci sarà nemmeno nei fatti.
2
Risolvi la trappola della tua categoria. Apri la guida del tuo prodotto e affronta il suo nemico specifico, freddo, peso, valore o stagionalità.
3
Scegli i canali sul netto. Marketplace per scoprire, sito proprio per tenere il cliente. Conta quel che resta, non quel che vendi.
4
Alza il valore del carrello. Ordine minimo, box, bundle: è il modo più veloce di rendere sostenibile la spedizione.
5
Costruisci la ricompra. Email, retention, abbonamento. Il margine è nella seconda volta, non nella prima.

Il resto sono dettagli che cambiano da prodotto a prodotto, e li trovi nella guida giusta. Ma se parti da questi cinque punti, eviti l'errore più caro: scambiare il fatturato online per un guadagno. Online è facile vendere. È far tornare i conti che vale il tuo tempo.

Domande frequenti

Conviene vendere prodotti alimentari online?

Conviene se ragioni a margine, non a fatturato. La domanda giusta non è quanto vendi online, ma quanto ti resta dopo costo del prodotto, spedizione e fee. Con i conti fatti bene e la categoria giusta, il canale diretto online è tra i più redditizi, perché salti gli intermediari e parli al cliente.

Qual è il prodotto alimentare più facile da vendere online?

I prodotti secchi, leggeri, non deperibili e a consumo ricorrente. Il caffè è il caso migliore: si spedisce facile e si ricompra. All'opposto, il fresco refrigerato come il formaggio è il più difficile, perché la catena del freddo può azzerare il margine.

Meglio vendere su un marketplace o sul proprio sito?

Dipende da quanto ti resta in tasca. Il marketplace porta traffico ma trattiene una fetta importante e non ti lascia il cliente. Il sito proprio richiede di pagare l'acquisizione ma ti tiene margine, dati e relazione. La risposta quasi sempre giusta è usarli insieme.

Quanto incide la spedizione sul margine nel food?

Tanto, ed è la voce che cambia tutto. Sul fresco la spedizione refrigerata può superare il valore del prodotto; su olio e miele pesa il peso del vetro; sulla pasta può costare più della merce. Si governa alzando il valore del carrello con ordine minimo, box e bundle.

Serve la partita IVA per vendere alimenti online?

Sì, più gli adempimenti igienico-sanitari (SCIA o notifica ASL, piano HACCP) e l'etichettatura a norma del regolamento europeo 1169/2011. Per deperibili e categorie come vino e miele ci sono regole ulteriori. È materia da verificare col commercialista e con l'ASL prima di partire.

Come si fa marketing per un ecommerce alimentare?

Nel food il marketing che conta costruisce la ricompra. L'acquisizione apre la porta, ma il primo ordine spesso va in pari: il margine arriva dalla seconda volta. Quindi email, CRM, retention e abbonamento, misurando sempre il margine dopo le ads (POAS), non il fatturato lordo (ROAS).

Articolo · Vuoi vendere online davvero?

Il prodotto è ottimo. Ora fallo rendere online

Se vendi food online ma il margine non torna, quasi sempre il problema è nei conti, non nel marketing. Faccio un audit del tuo P&L, dei canali e della spedizione, e ti dico dove stai lasciando soldi sul tavolo. Scrivimi su WhatsApp e partiamo dai tuoi numeri.

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