Il mercato delle conserve di pomodoro in Italia, canale per canale
L'Italia trasforma quasi sei milioni di tonnellate di pomodoro l'anno ed è il primo esportatore mondiale di conserve. La campagna 2025 si è chiusa a 5,8 milioni di tonnellate, e per la prima volta dopo anni il Paese ha superato la Cina, tornando secondo al mondo dietro i soli Stati Uniti (ANICAV 2025). Un settore che sullo scacchiere globale continua a vincere.
Poi c'è lo scaffale di casa, e la storia cambia riga. In grande distribuzione quasi un barattolo di derivati del pomodoro su tre porta il marchio del supermercato, non quello di chi lo produce: la marca del distributore vale il 31,3% del fatturato della categoria (Circana 2023). Chi mette il proprio nome sul barattolo combatte su un prezzo che decide qualcun altro. E nel 2025 è arrivato il primo campanello: l'export, dopo oltre dieci anni di crescita, ha frenato dell'8% in valore, colpito dai dazi americani (ANICAV, ISMEA 2026).
Questo report smonta il segmento cluster per cluster, con i numeri aggiornati alla campagna 2025 e all'export 2026. Dove si produce, come si vende canale per canale, chi comanda il prezzo, e soprattutto in quale punto resta il margine per un brand a marchio proprio. Sotto trovi la lettura completa.
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Quanto vale il mercato
Il segmento va letto per cluster, perché un valore unico ufficiale per l'intero aggregato non esiste. Sono tre mondi diversi sotto lo stesso nome. I derivati del pomodoro in grande distribuzione valgono circa 855 milioni di euro, cresciuti dell'11,4% in valore e del 4,2% in volume, su oltre 476.000 tonnellate (Circana). Il comparto allargato "conserve rosse più sughi pronti UHT" arriva a circa 1,1 miliardi, di cui 714 milioni di conserve rosse e 425 milioni di sughi UHT (IRI 2022). I sott'oli, i sottaceti e le conserve vegetali valgono circa 1 miliardo in distribuzione moderna, su 178.839 tonnellate, in crescita del 3,7% (Circana, via Unione Italiana Food).
Una nota di metodo che conta per chi ci fa i conti sopra: questi valori non si sommano. I "derivati del pomodoro" da 855 milioni e i "rossi più sughi UHT" da 1,1 miliardi si sovrappongono in parte, quindi metterli in fila gonfia il totale con doppi conteggi. Dentro le conserve rosse, la passata pesa da sola oltre la metà del valore e il 62,5% dei volumi (Circana, IRI). È il prodotto che comanda il carrello, ed è anche quello che nel 2025 ha corso di più: +6,3% in volume (Circana).
Il dato IRI da 1,1 miliardi resta il più datato del set, fermo al 2022. Lo tengo come ordine di grandezza del comparto rossi più sughi UHT, ma con una avvertenza aperta: l'aggiornamento 2025 dello stesso perimetro da fonte primaria non è pubblicato. Chi legge questi numeri deve sapere quale anno sta guardando.
La campagna 2025, meno pomodoro delle attese
La materia prima c'è, ma è arrivata sotto le previsioni. Le industrie italiane hanno trasformato 5,8 milioni di tonnellate su 78.695 ettari nella campagna 2025, circa il 10% in meno di quanto programmato (ANICAV 2025). La crescita di superficie coltivata non si è tradotta in raccolto, perché le rese agricole hanno segnato la peggiore performance del quinquennio. Un anno complicato in campo, non solo sul mercato.
Dentro il dato nazionale c'è una spaccatura netta tra i due bacini. Il Nord ha trasformato 3,12 milioni di tonnellate, in salita del 27,6% sul 2024; il Centro-Sud si è fermato a 2,71 milioni, in calo del 5,3% (ANICAV 2025). Uno spostamento del baricentro produttivo che conta, perché al Sud si concentra la lavorazione dei pelati, il prodotto simbolo del made in Italy. E proprio i pelati hanno pagato il conto più salato: tra rese agricole e industriali in flessione, la produzione è scesa di oltre il 20% (ANICAV 2025).
Il prezzo della materia prima ha fatto il resto. Nel Centro-Sud gli aumenti hanno toccato in alcune zone il 40% rispetto al prezzo medio programmato (ANICAV 2025). Per un trasformatore significa un costo di partenza più alto su un raccolto più corto. Per un brand a marchio proprio significa che il pomodoro buono, quello che regge la promessa in etichetta, quest'anno costa di più e ce n'è di meno.
L'export che frena, il primo calo in dieci anni
L'export è il muscolo del settore, e nel 2025 ha mostrato il primo segno di fatica dopo oltre un decennio. Le conserve di pomodoro hanno esportato 2,8 miliardi di euro, in calo dell'8% in valore e del 2% in volume (ANICAV, ISMEA 2026). L'Italia resta prima al mondo, con oltre 2,2 milioni di tonnellate spedite, ma la corsa si è interrotta. ANICAV parla apertamente di competitività del comparto a rischio.
La causa ha un nome preciso: i dazi statunitensi. Gli Stati Uniti restano il primo mercato extra-europeo, ma ora pesano per il 7,5% del valore export, in arretramento, e i prodotti ad alto valore aggiunto sono i più colpiti: pelati, polpa e pomodorini hanno perso il 7,1% in valore verso quel mercato (ANICAV, ISMEA 2026). È il paradosso della barriera commerciale: colpisce prima chi vende qualità, perché il prezzo più alto lascia meno spazio ad assorbire un dazio.
L'Europa resta il porto sicuro, con oltre il 60% del valore export concentrato su Germania, Regno Unito e Francia (ANICAV 2026). Sul piano dei prodotti, pelati, polpa e pomodorini fanno oltre il 64% dei volumi esportati, la passata circa un quinto. Un settore che vende soprattutto materia prima nobile all'estero, e che ora scopre quanto sia esposto quando un solo mercato alza un muro.
Come si vende, canale per canale
| Supermercati (400-2.500 mq) | 54% | |
| Discount | 20% | |
| Liberi servizi specializzati | 12% | |
| Ipermercati | 8% | |
| Mercato tradizionale (<100 mq) | 6% |
Fonte: Circana, derivati del pomodoro in GDO, anno terminante giugno 2023. Split retail Italia dei soli derivati del pomodoro.
Il supermercato di prossimità comanda con oltre la metà dei volumi. Il discount, al 20%, è il secondo canale e il più aggressivo sul prezzo: è lì che il consumatore va a cercare la passata italiana al costo più basso. Gli ipermercati arretrano all'8%, il mercato tradizionale resta una nicchia al 6%. Un mercato maturo, dominato dalla grande distribuzione, dove lo spazio a scaffale è la vera valuta.
Prima di leggere questa tabella come la mappa completa, due cautele oneste. La ripartizione è solida ma fotografa il 2023, mentre produzione ed export che abbiamo visto sono 2025: gli anni non sono omogenei, e l'aggiornamento 2024-2025 dello stesso split per canale non è pubblicato da fonte autorevole. Riguarda poi i soli derivati del pomodoro in GDO, non i sott'oli né i sughi UHT, che seguono logiche di canale diverse.
C'è un buco che pesa proprio su chi produce a marchio proprio. L'Ho.Re.Ca e il food service non compaiono in queste rilevazioni: nessuna quota per il segmento conserve da fonte autorevole. Lo dico apertamente perché è un vuoto di dato, non una dimenticanza. Eppure la ristorazione è ovunque nel consumo di pomodoro italiano, e un canale che nessuno misura sul barattolo è spesso il canale dove il prezzo si difende meglio. Ci torno nella parte finale.
Il prezzo e chi lo decide
Al consumo la fase più dura sembra alle spalle. Dopo lo shock energetico del 2022 e i rincari a doppia cifra, nel 2025 i prezzi medi al dettaglio delle conserve di pomodoro sono scesi leggermente, chiudendo il ciclo inflattivo (ISMEA 2025). In GDO il prezzo medio dei derivati si è comunque assestato intorno a 1,80 euro al chilo, in crescita del 6,9% sull'anno prima (Circana): la discesa recente non ha cancellato gli aumenti accumulati.
Dentro questa dinamica c'è la linea di frattura che decide i margini. I concentrati e i semilavorati mostrano un trend ribassista, spinti dall'offerta globale abbondante. La passata e i pelati, al contrario, mostrano segni di rafforzamento del prezzo (ISMEA 2025). Chi vende commodity subisce il mercato mondiale; chi vende un prodotto riconoscibile controlla un pezzo del suo prezzo. È la differenza tra galleggiare e nuotare.
Il paradosso del 2025 è tutto qui: prezzi in leggera discesa, ma spesa delle famiglie in aumento dell'1,3%, trainata dai maggiori volumi acquistati (ISMEA 2025). Gli italiani hanno comprato più conserve di pomodoro, +2% in volume nella campagna 2024/25. La domanda tiene. Il pomodoro resta un pilastro della dispensa, e questa è una buona notizia per chi lo produce bene.
Chi compra davvero, e perché riguarda te
Qui c'è un dato che parla direttamente a chi guida un brand di famiglia. ISMEA ha misurato la spesa in conserve di pomodoro per tipo di famiglia, e il risultato è netto: le famiglie con responsabile d'acquisto under 55 con figli hanno aumentato la spesa del 7,1% e del 9,1% a seconda del numero di figli. Le famiglie con responsabile over 55 senza figli conviventi sono cresciute solo dell'1%, con una contrazione diffusa dei volumi (ISMEA 2025).
Tradotto: il consumo si sposta verso i giovani nuclei con figli, e frena tra i più anziani. Per un produttore significa che il cliente di domani ha meno di 55 anni, cucina per una famiglia, e sceglie con criteri diversi da chi comprava vent'anni fa. Non decide solo sul prezzo. Guarda la provenienza, l'etichetta pulita, la storia che c'è dietro. È lo stesso passaggio generazionale che dentro le aziende food porta l'erede a ridisegnare il modo di vendere.
Chi legge questo report probabilmente vive quel passaggio da entrambi i lati: come azienda che deve intercettare un consumatore più giovane, e come impresa dove la generazione successiva sta prendendo in mano il digitale. I due movimenti si tengono. Il brand che cresce è quello che parla al responsabile d'acquisto under 55, e per farlo serve una testa under 55 che disegni la comunicazione.
Sott'oli, sottaceti e legumi, il cluster che si è svegliato
Accanto al rosso c'è un mondo che torna a crescere, e lo fa sul valore aggiunto. Sott'oli, sottaceti e conserve vegetali valgono circa 1 miliardo in distribuzione moderna, su 178.839 tonnellate, in aumento del 3,7% in valore (Circana, via Unione Italiana Food). Un recupero netto dopo anni di assortimenti tagliati. Le olive da tavola guidano la categoria con un giro d'affari vicino ai 300 milioni, cresciuto del 6,3% (NielsenIQ). Il 72% degli italiani dichiara di consumare conserve vegetali sott'olio, aceto o salamoia (Istituto Piepoli, Unione Italiana Food).
I legumi in conserva sono l'altra sorpresa: 1,2 miliardi di fatturato nel 2025, in crescita del 3%, con un export che vale 700 milioni, il 58% del giro d'affari (ANICAV, via Il Sole 24 Ore 2026). È il cluster con la vocazione internazionale più marcata dopo il pomodoro. E l'export delle conserve vegetali non-pomodoro nel suo insieme è cresciuto di circa il 6% in valore (Il Sole 24 Ore 2025), segno che il made in Italy della conserva tira anche fuori dal rosso.
La lettura per chi produce è chiara: questi sotto-segmenti crescono premiando la qualità e la specificità, non il prezzo nudo. Un dato però manca all'appello, e va detto: l'export verticale isolato dei soli sott'oli e sottaceti non è pubblicato con una cifra puntuale da fonte autorevole. So che cresce, non so di quanto con precisione. Meglio dichiararlo che riempirlo.
La marca del distributore, il vero concorrente
Torna il numero più scomodo per chi produce, e vale la pena guardarlo in faccia. La marca del distributore in Italia ha raggiunto 31,5 miliardi di euro di fatturato a fine 2025 su tutti i canali, con una quota che supera il 30% e cresce del 5,5% in valore (Rapporto Marca, Circana 2026). Nella grande distribuzione tradizionale pesa il 23%. E la parte premium della private label, quella bio e free-from, corre del 19%. La marca del distributore non è più solo il primo prezzo: adesso ti aggredisce anche sull'alto di gamma.
Sui derivati del pomodoro il fenomeno è ancora più marcato. La private label vale il 31,3% del fatturato della categoria (Circana 2023): quasi un euro su tre. E online il divario di prezzo con i marchi industriali arriva al 30% (QBerg, dati Circana). Su quello scaffale il tuo prodotto e la private label finiscono a pochi centimetri, giudicati sullo stesso metro, il prezzo. È una gara che la marca del distributore vince quasi sempre, perché non deve pagarsi la notorietà.
Dove si guadagna davvero
Mettiamo in fila la lettura strategica. Il pomodoro trasformato è un mercato che sul mondo vince e sullo scaffale di casa comprime. La domanda interna tiene, i prezzi si sono stabilizzati, il consumo si sposta verso famiglie under 55 che non comprano solo al prezzo più basso. Ma la grande distribuzione è dominata da una private label che vale un terzo della categoria e che ora attacca anche il premium. Vendere di più sullo stesso scaffale generalista significa vendere a un margine che si assottiglia a ogni volantino.
Il margine vero sta dove il tuo nome vale qualcosa e la marca del distributore non arriva. La ristorazione, prima di tutto: il food service non compare nelle rilevazioni retail, ma è il canale dove il ristoratore sceglie una passata per come rende in cucina, non per lo sconto del volantino, e dove la private label del supermercato semplicemente non esiste. Poi il diretto, il tuo sito e la vendita al produttore, dove racconti la cultivar, la raccolta, la conserva fatta come si deve. Sono i due tavoli dove smetti di essere intercambiabile con un barattolo anonimo.
La passata e i pelati, i prodotti che tengono meglio il prezzo (ISMEA 2025), sono anche quelli su cui puoi costruire un premium difendibile. La leva non è competere con il discount. È spostare peso verso i canali dove il prezzo non è l'unica domanda, e verso il consumatore under 55 che paga per il motivo, se glielo racconti bene.
- Costruisci il canale Ho.Re.Ca come cliente diretto. Formati professionali, schede tecniche con resa e provenienza, un contatto commerciale dedicato ai ristoranti della tua zona. Qui la marca del distributore non ti tocca, il prezzo lo tieni tu, e il food service è un canale che nessuna rilevazione retail misura, quindi meno affollato di chi ci punta.
- Vendi la storia sul tuo diretto, non solo il barattolo. Varietà di pomodoro, zona di raccolta, metodo di conserva, l'annata complicata del 2025 raccontata con onestà. Chi compra la passata dal produttore paga per il motivo, e il motivo va scritto. Metti sul diretto il prodotto che regge il prezzo, la passata e i pelati, e parla al consumatore under 55 che oggi cresce di più a spesa.
- Presidia la GDO solo dove sei riconoscibile. Non tutti i punti vendita meritano il tuo prodotto allo stesso modo. Difendi le insegne dove il tuo brand ha un senso e lascia la guerra di prezzo del discount a chi vive di volume. Ogni facing che non ti rende margine è spazio regalato a una private label che ora attacca anche il premium.
Sullo scaffale del pomodoro il tuo nome vale poco. Nella cucina del ristorante e sul tuo sito vale tutto: è lì che si sposta la partita.
Ne parliamo per il tuo brandFonti e metodo
I dati di questo report vengono da fonti autorevoli del settore, citate inline accanto a ogni numero. Produzione, campagna ed export conserve pomodoro: ANICAV, comunicati campagna 2025 e export 2025-2026. Produzione, consumi, prezzi e destinazioni: ISMEA Mercati, Focus conserve di pomodoro e report consumi 2025. Fatturato e split di canale in GDO, private label, sott'oli e conserve vegetali: Circana, ripresa da GDO News, QBerg, Unione Italiana Food e Il Sole 24 Ore. Legumi in conserva: ANICAV via Il Sole 24 Ore 2026. Comparto rossi più sughi UHT: IRI 2022.
Tre avvertenze di metodo che ho tenuto esplicite dentro l'articolo. I valori dei cluster non si sommano: derivati del pomodoro e comparto rossi più sughi UHT si sovrappongono in parte. Lo split per canale è del 2023 e riguarda i soli derivati del pomodoro, quindi non è omogeneo con i dati export e produzione 2025. L'export è canale estero e va tenuto separato dal retail domestico. Dove un dato manca, la quota Ho.Re.Ca del segmento, l'export verticale isolato dei sott'oli, l'aggiornamento 2025 del comparto UHT, l'ho scritto invece di stimarlo. Un report vale per quello che dichiara di non sapere quanto per quello che afferma.